Capitolo 20·
L’età del Fascismo
Ronda» (una rivista romana uscita dal 1919 al ’23 a cura di Bacchelli, Baldini, Barilli, Cardarelli, Cecchi, Montano, Saffi) un programma di indipendenza e autonomia dell’arte, in nome di una letteratura separata dalla vita e dalla pratica.
senza preoccuparsi d’altro». In essi è la dichiarata nostalgia per l’età in cui l’Italia era divisa politicamente e nei piccoli Stati lo scrittore poteva essere europeo.
Noi non abbiamo paura, quel che si dice paura del bolscevismo» e vissero sotto la protezione del fascismo che ne nominò almeno tre accademici d’Italia. I rondisti furono i creatori della prosa d’arte, del capitolo, del calligrafismo, del bello scrivere separato dalla politica, ma anche i creatori della difesa passiva nella letteratura in tempi in cui l’impegno è inevitabile.
Il Selvaggio» e «
900». Lo strapaesanismo è l’adulterazione del concetto di popolo sano di un’Italia rurale, la mitizzazione del popolo sul piano etico dei valori naturali e primitivi, agresti e selvaggi. La concezione populistica non riconosce ruoli effettivi, dà paternalisticamente benemerenze di buon selvaggismo.
In Soffici e Papini («
mi sento perfettamente d’accordo con le vacche […] e con la nostra cara e buona lingua di bifolchi e di genii») il localismo toscano diventa il rifugio dalla cultura, dalla scienza, dalla città, dal materialismo delle macchine.
Domenico Giuliotti, cattolico reazionario e già fondatore della rivista «
La torre» (1913: «
la nostra fede non è un inginocchiatoio ma un coltello […] chi crede vuole che gli altri credano: noi siamo intolleranti» scriveva a Federico Tozzi), fu suggeritore di alcuni motivi a Papini.
Molti sono gli scrittori che dal piano dei valori contadini retoricamente proclamati scivolano nel sanfedismo. Soffici vorrebbe il popolo «
satollo e contento» ma poiché esso prima di un certo tempo (stabilito come «
tempus quiescendi») «
non saprà mai cosa significhi libertà e spirito, mi piace intanto che obbedisca, e lasci a chi lo sa la direzione della vita».
900» e passato poi al «
Selvaggio», coniò la parola Strapaese per definire coloro che aderivano al «
Selvaggio» (1924-43), periodico nato a Colle Val d’Elsa come interprete dello squadrismo locale e dal 1926 trasferitosi a Firenze sotto la direzione di Mino Maccari (1898) che lo arricchirà di vignette satiriche sue, di disegni di Morandi, Carrà, Bartolini, Rossi, De Pisis, Soffici.
Selvaggio», scrisse Maccari, serve «
per difendere a spada tratta il carattere rurale e paesano della gente italiana […] contro l’invasione delle mode, del pensiero straniero e delle civiltà moderniste» che potrebbe «
annullare il tesoro della nostra razza». Gli avversari sono coloro che «
non potendo vendere l’arrosto cotto al fuoco della tradizione, vendono il fumo grigio del novecentismo» ma unita all’esaltazione del popolano becero, manesco, manganellatore c’è in Maccari la polemica contro i «
fascisti addomesticati, che consideriamo la peste bubbonica del P. N. F.».
natura cattolica, rurale», sobrio, antiaffarista sono i motivi della polemica di Maccari al quale sarà ritirata la tessera fascista e il cui «
Selvaggio» (che ebbe collaboratori Baldini, Cardarelli, Bacchelli, Palazzeschi, Interlandi, Soffici, Prezzolini, Bottai, Berto Ricci, Longanesi, Bilenchi) verrà spesso sequestrato:
Economia :
«L’ha detto anche il senatore Agnelli | che siamo tutti fratelli»;
Pesi:
«Che seccatura | l’Istituto Fascista di Cultura»;
Didattica:
«Nelle scuole medie | si riscaldan le sedie»;
Pessimismo:
«Dal Madagascar alla Catalogna | trionfa sempre la carogna»;
Gli avidi:
«Ci viene il vomito | a veder tanti lavorar di gomito».
A quelli di Stracittà Maccari rinfacciava prebende e guadagni:
- Alle ruote del tuo carro
- non è mancato il grasso né l’unto,
- feluca in testa e lauro al tabarro,
- t’hanno servito di tutto punto.
- Tra il Bisenzio, l’Arno, l’Ombrone
- e la Val d’Elsa è il nostro regno:
- alla brutta e alla bella stagione
- vi cresce l’erba dell’ingegno;
- O Italiani ammazzavivi
- il bel tempo torna già […]
- Pace ai morti, botte ai vivi:
- Spunta il sole e canta il gallo
- o Mussolini monta a cavallo.
900» (1926-29) diretta da Massimo Bontempelli2 (1878-1960) di Como e, nei primi tempi, da Malaparte sorse per sprovincializzare la cultura italiana, sostenne il valore del novecentismo e il rapporto tra fascismo e mondo moderno. Bontempelli ebbe come collaboratori Joyce, D. H. Lawrence, Malraux, Soupault, Erenburg, V. Woolf, Antonio Aniante, Marcello Gallian, Corrado Alvaro e altri. Sulla rivista Bontempelli teorizzò il suo «
realismo magico», una combinazione di fantasia e intelligenza che ha come dato di base il surrealismo francese, la vita cosmopolitica moderna e che lo scrittore tradusse in arte nei romanzi Vita e morte di Adria e dei suoi figli (1930) e Gente nel tempo (1937).
- Curzio Malaparte. Nato da padre tedesco e madre italiana, CURZIO MALAPARTE fu interventista e nel 1914 combatté in Francia e poi in Italia (da questa esperienza di guerra nacque il suo primo libro, La rivolta dei santi maledetti, 1921, che, come quasi tutte le sue opere, suscitò scalpore e polemiche).
Duelli, amori, avventure, camaleontismo politico e culturale (prima fascista poi antifascista, prima stracittadino poi strapaesano) caratterizzarono la vita irrequieta di Malaparte che fu giornalista, viaggiò a lungo per l’Europa e manifestò negli scritti doti di intelligenza acuta ed estrosa e tendenza a trasfigurare la realtà. Sempre ansioso di nuove esperienze e portato ora a tuffarsi nella cronaca ora a rarefare la materia, partecipò con le truppe nazifasciste alla seconda guerra mondiale e in Italia fu ufficiale di collegamento delle truppe alleate. Nel 1956 compì un viaggio in Russia e Cina e, protestante per tutta la vita, si convertì al cattolicesimo in punto di morte.
Fra le sue numerose opere figurano Italia barbara (1925); Tecnica del colpo di Stato (1931); Kaputt (1945); La pelle (1949); Maledetti toscani (1956). - Massimo Bontempelli. Discepolo di Panzini e, all’Università di Torino, di Graf, ammiratore di D’Annunzio e Pirandello (di entrambi fece la commemorazione), MASSIMO BONTEMPELLI fu per qualche tempo professore di scuole medie, ma presto si dedicò al giornalismo e alla letteratura. Accademico d’Italia nel 1930, sospeso da ogni attività nel ’18 per i suoi atteggiamenti poco conformistici, nel 1948 fu eletto senatore nelle liste del Fronte popolare, ma l’elezione fu invalidata per i suoi trascorsi con il fascismo. Negli ultimi anni condusse vita appartata.
Dotato di un’intelligenza disponibile alle più diverse sollecitazioni e pronto a passare dalla critica alla società contemporanea a soluzioni di puro divertimento, Bontempelli fu prolifico autore di saggi critici, liriche, scritti teatrali (Siepe a nord ovest, Nostra Dea, Minnie la candida), opere di narrativa.
Tra queste ultime ricordiamo La vita intensa (1920), La vita operosa (1921, sulla crisi postbellica), La scacchiera davanti allo specchio (1922), Eva ultima (1923), Il figlio di due madri (1929, su un caso di reincarnazione), Giro del sole (1941).
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