Capitolo 20·
L’età del Fascismo
Combattere, dunque; ma perché bisogna combattere, perché è dovere», G. A. Di Giacomo; «
il dovere è più forte della compassione», Carlo Stuparich); il ritorno alle trincee riconduce alla «
vita mediocre» ufficiali e ceti medi disadattati e scompensati («
Simone, amico caro, | purtroppo la guerra è finita. | Che cosa ne faremo | di questa nostra vita?» [Giulio Camber Barni]; «
Io per me, rientrando nella vita | ho avuto l’impressione di tornare indietro» [Arturo Stanghellini]), centinaia di migliaia di contadini dei latifondi meridionali che speravano di entrare in possesso della terra.
trincerocrazia», dell’arditismo, della «
vittoria mutilata».
marcia su Roma» (ottobre 1922), che ha l’appoggio di monarchia, Chiesa, esercito, agrari della Valpadana, borghesia industriale e burocratica, seppellisce lo Stato liberale risorgimentale. Dopo l’uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti (1924), la soppressione delle libertà di stampa e di associazione, si ha la dittatura totalitaria fascista: istituzione del Tribunale speciale (1926), introduzione della pena di morte, scioglimento della Confederazione generale del Lavoro (1927), concordato con la Chiesa cattolica (1929) rappresentano le tappe che portano alla guerra contro l’Etiopia, alla proclamazione dell’impero (1936), all’avvicinamento alla Germania di Hitler, all’intervento in Spagna in appoggio a Franco, al manifesto degli scienziati razzisti e alle leggi antiebraiche (1938), alla seconda guerra mondiale.
- (
Quando l’uva bolli nei tini- e scarlatti si fecero i pampani
- noi squadristi di Mussolini
- ci riunimmo in neri manipoli…
- Buoni zipoli sono i pugnali
- sempre rosso è il vino che cavano
- mentre s’empiono i boccali
- i moschetti fanno da zufoli.
- Fu autunno all’uso italiano
- e si diè principio allo sgombero:
- con fracasso di bombe a mano..
che vanno alle grandi masse, a milioni e milioni di individui, che toccano il profondo cuore di una vasta massa di popolo e fanno conoscere l’Italia […] E come gli scrittori del Risorgimento fecero conoscere i dolori, la schiavitù e le speranze d’Italia, così gli scrittori del dopoguerra e del Fascismo debbono far conoscere questa nostra Italia in tutte le manifestazioni delle sue attività e multiforme vita». Stampa, cinema, radio, teatro, scuola costituirono un blocco ideologico funzionale al blocco economico che era il sostegno del fascismo.
Maglio», «
Mazza», «
Scure», «
Testa di ferro» sono i titoli di testate di giornali del periodo squadristico), gregario (che responsabilizzava i disadattati tra i ceti intermedi) o tanti altri che sono stati studiati da Mario Isnenghi. A seconda del contesto il mito assumeva un valore mistico-ineluttabile o militare-imperatorio.
più fascista delle riforme» fu detta da Mussolini quella della scuola compiuta da Giovanni Gentile (1923) attestata su: polemica antipositivistica, esaltazione dello spiritualismo risorgimentale e della statolatria, negazione del valore delle scienze, della democrazia, del socialismo.
Giovanni Giuriati spiegava che non è lecito chiamare confidenzialmente «
nostro» il duce «
perché appartiene alla umanità e alla storia».
Ettore Cozzani informava che «
siamo la gente che ha inondata la terra di bellezza con le sue tele, i suoi marmi, le sue fabbriche, e i poemi e le musiche. Siamo l’Italia !».
Carlo Culcasi scriveva: «
Mussolini ha una figura perfettamente maschia, quasi regolare e superba di forza. La sua occhiata è vasta e acutissima […] i grandi occhi neri che, sbarrati, affascinano e dominano, si socchiudono e luccicano fra le ciglia. Ma la fronte sta sempre alta; le mascelle quadrate rivelano la volontà […] è un artista come tutti i grandi italiani; è un creatore di stile»; e Mussolini suonatore di violino a Forlì «non poteva certo essere compreso dai compagni di un partito materialista che non andava oltre alla teoria del determinismo economico».
Angelo Manaresi così indicava il duce: «Dalla cintola in su emergeva sulle folle: anche soverchiato, anche urtato, anche a terra, dominava pur sempre […] Nato per comandare, per dominare la materia, che è bruta, e gli uomini, talora più bruti della materia».
Ugo Ojetti scriveva al duce per raccomandare di «non cadere nell’inganno della scuola unica […] Ancora i migliori ingegni sono quelli usciti dal Liceo classico, son quelli usciti dal Liceo scientifico» ed esaltava D’Annunzio: «io un granellino d’incenso glielo brucio fedelmente ogni giorno, e me ne vanto». Indro Montanelli esprimeva le sue sensazioni nel trovarsi in presenza del duce: «Quando Mussolini ti guarda è inutile tentare di recitare o di ricorrere alla suggestione di una messinscena qualunque. Quando Mussolini ti guarda, non puoi che esser nudo dinanzi a Lui».
Carlo Emilio Ferri, presentando a Mussolini gli Enti culturali lombardi, alloquiva: «noi, artefici della bonifica ideale, a cui avete dato la consegna di redimere l’acquitrino delle false ideologie, di schiantare la selva aspra e forte delle eresie contemporanee» e pronti a seguire il duce che ha salvato «nella civiltà la cultura e nella cultura la civiltà».
Achille Starace prescriveva nei fogli di disposizione del partito: «Anziché ” cucine economiche ” e ” minestre ” preferisco si dica e si scriva ” rancio del popolo ” […] Si è fatto largo uso del verbo ” insediarsi ” […] Leggendo, si affaccia alla nostra mente, sia pure per assonanza, la sedia, o peggio, la poltrona, che il Fascista nettamente respinge, quanto la tendenza alla vita comoda, dalla quale fatalmente si precipita nella stasi […] Si dica e si scriva, invece, ” ha assunto la carica ” […] Richiamo severamente le Camicie Nere di qualsiasi grado e rango a non parlare con elementi stranieri, i quali debbono essere sempre considerati o dei nemici o dei falsi amici […] L’uomo prolisso nello scrivere e nel parlare è da paragonare all’uomo adiposo […] dati i riflessi che l’adipe esercita sul sistema muscolare e cerebrale […] Un gerarca inchiodato al tavolo […] corre il rischio di perdere il dinamismo che lo deve contraddistinguere».
Alberto Luchini così commentava l’abolizione del «lei»: «O dato o preteso, il ” lei ” presuppone sempre l’adozione di uno stile di rapporti umani non rettilineo, ma curvilineo».
calabrese» con «
marsigliese», togliere la scena in cui il leone addenta l’uomo bianco, abbreviare la scena in cui alcune danzatrici eseguono la danza del ventre, sopprimere la visione di ragazzi che chiedono l’elemosina.
Non pubblicare fotografie di Carnera a terra», «
Non pubblicare fotografie in cui il Duce è riprodotto insieme ai frati», «
Non si parli del cuore del Duce», «
Non si deve pubblicare che il Duce ha ballato», «
Notare come il Duce non fosse affatto stanco dopo quattro ore di trebbiatura», «
Non ” sfottere ” gli arbitri» (delle partite di calcio), «
Ignorare la Francia», «
Ignorare la pellicola propagandistica dell’ebreo Chaplin», «
Non sensibilizzare il terremoto romano», «
Dire che il Duce è stato chiamato dieci volte al balcone», «
Astenersi dalle sdolcinature e tenerezze riguardo agli abissini […] Assoluta e netta divisione tra la razza che domina e quella che è dominata», «
Non pubblicare corrispondenze dei nostri bombardamenti in Africa Orientale», «
La denominazione “pompiere” è stata da tempo abolita. I giornali quindi usino sempre “vigili del fuoco”», «
I quotidiani, i periodici e le riviste non devono più occuparsi in modo assoluto dei dialetti», «
Non occuparsi di teatri vernacoli», «
Non dare notizie di piene» (di fiumi) etc…
stile» fascista esprimono con la più chiara evidenza la cultura che doveva discendere in tutti gli strati sociali. Si trattava di falsi, deidentificazioni, affermazioni prive di base storica e critica, mitizzazioni allucinanti e ridicole che diventarono, però, elementi di comportamento moderato e reazionario di massa.
La popolazione dell’Italia attuale è di origine ariana; È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici; Esiste ormai una pura “razza italiana”; Gli ebrei non appartengono alla razza italiana; I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo» etc, a cui seguì una nuova Bozza razziale nella quale si sosteneva «
la continuità dei tipi dall’epoca romana ad oggi» nonché di «
indole guerriera e spirito di iniziativa».
La «
genialità della stirpe» si rivela nelle donne come Caterina Sforza, Vittoria Colonna, Elisabetta Gonzaga e negli uomini come Manzoni, D’Annunzio, Mussolini e «
gli antichi legionari romani rivivono nei legionari dei Fasci».
Anche la dottrina di Freud, nell’interpretazione datane sulla «
Difesa della razza» diretta da Telesio Interlandi, «
come quasi tutte le teorie ebraiche, distrugge senza ricostruire» e mira «
a giustificare l’incesto che, secondo certe notizie, fra gli ebrei si pratica su larga scala in certe regioni, allo scopo di mantenere la genuinità della razza».
popolo» era una astrazione e non una classe, era un alibi psicologico, e che l’andata verso il popolo «
faceva parte della valanga» (Cesare Pavese: «
E poi non eravamo anche noi popolo? Non è la cosa più nevrotica sentire il bisogno di uscire da se stessi? Hanno mai di queste ubbie i popolani veri?»).
