Capitolo 15·
Il Romanticismo e Alessandro Manzoni
- Silvio Pellico. Accostatosi inizialmente ai principi illuministici del razionalismo antidogmatico e stabilitosi nel 1809 a Milano (dopo un’adolescenza raminga per le difficili condizioni economiche della famiglia), SILVIO PELLICO divenne nel 1816 istitutore in casa Porro e strinse legami con gli intellettuali lombardi.
Affermatosi con la composizione di tragedie, aderì alle idee romantiche e fu redattore capo del «Conciliatore» e iscritto alla Carboneria. Dopo la carcerazione e la liberazione dallo Spielberg, visse in solitudine e dedito a pratiche di pietà nella casa della marchesa di Barolo, con funzioni di bibliotecario e segretario privato.
Autore di novelle sentimentali in versi (le Cantiche), di un’opera di carattere morale (I doveri degli uomini) e di altri scritti minori, Pellico è ricordato oggi quasi esclusivamente per Le mie prigioni (scritte in uno stile dimesso e discorsivo).
↩ - Luigi Settembrini. Nato da famiglia di sentimenti liberali e dedicatosi agli studi letterari, LUIGI SETTEMBRINI si laureò nel 1835 e ottenne una cattedra al liceo di Catanzaro.
Arrestato nel 1839 e tenuto in carcere per tre anni per sospetta appartenenza a una setta di ispirazione mazziniana, dopo la liberazione si dedicò all’insegnamento privato a Napoli e partecipò con l’azione e con gli scritti (la Protesta, pubblicata anonima e fieramente polemica contro il malgoverno borbonico) alle vicende di quegli anni.
Tornato in Italia nel 1860, dopo la prigionia e la fuga in Inghilterra, trascorse gli ultimi anni tra le cure dell’insegnamento universitario, inteso come una sorta di apostolato morale e patriottico (a questi anni risale la stesura delle Lezioni di letteratura italiana, il cui impegno civile indusse De Sanctis a definirle un’«altra Protesta»). Nel 1873 fu nominato senatore del Regno e alla sua morte De Sanctis ne pronunciò l’elogio funebre.
↩ - Carlo Bini. Sebbene costretto dal padre a esercitare il commercio, CARLO BINI si formò una solida cultura e acquistò notevole conoscenza delle lingue e letterature straniere.
Stimato da Mazzini che a lui si rivolse nei primi tempi dell’esilio londinese e, dopo la morte, ne dettò una commossa epigrafe, collaborò con articoli e traduzioni all’«Indicatore livornese» e fu amico di Guerrazzi da cui si distaccò nel 1836 per contrasti ideologici e di carattere.
Arrestato nel ’33 dalla polizia granducale, fu rinchiuso nel Forte della Stella a Portoferraio dove compose il Manoscritto di un prigioniero, pubblicato postumo. Ammiratore di Foscolo, Byron e Sterne, Bini espresse nei suoi scritti insofferenza per le ingiustizie sociali e simpatia per le classi lavoratrici.
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