Capitolo 15·
Il Romanticismo e Alessandro Manzoni
trono-altare» e perseguire l’«
ordine-progresso». In un congresso torinese Raffaele Lambruschini codificò il paternalismo della pedagogia rurale come metodo dei gruppi egemoni borghesi, il valore dei pochi nei confronti dei molti:
Vogliamo ancor più un popolo di miti e castigati costumi, d’animo nobile, schiettamente fortemente evangelicamente religioso, sociale e probo, che sia nerbo e non ulcere degli stati; che riverisca e consideri come necessari a se stesso i ricchi del mondo, ma non ne invidi gl’ignavi ozi, le morbidezze e il fasto; che non intenda essere più di noi […] Né ci sbigottisca il pensiero che il popolo è molto e noi siamo pochi.
- Che i più tirano i meno è verità,
- posto che sia nei più senno e virtù;
- ma i meno, caro mio, tirano i più,
- se i più trattiene inerzia o asinità.
l’alleanza dell’imperio assoluto al sacerdozio, la superstizione, l’ipocrisia, la falsa venerazione dell’antichità spingono verso tempi e costumi aborriti» (così scrive Pietro Colletta fra il 1823 e il ’30, esprimendo il timore del ritorno del S. Uffizio, «
se fortuna lo aiuta, sanguinario e crudele quanto ne’ tristi secoli di universale ignoranza»).
Né si deve dimenticare, però, che la cultura toscana in questo tempo è più avanzata nella Livorno di Guerrazzi e Bini, porto franco, ricca di succhi illuministici e anticlericali, dove erano stati pubblicati Dei delitti e delle pene, la traduzione dell’Enciclopedia francese, «
L’Indicatore livornese» (1829-30), aperta a influssi stranieri.
