Capitolo 17·
Crisi e delusioni post-risorgimentali
bohème» in Francia come una vita di libertà nelle sue reazioni e nella sua irregolarità. Credevano questi artisti di essere veri e di vivere effettivamente, realizzandosi come personalità, abbandonandosi all’esistenza senza regole, irridendo la malata letteratura tradizionale («
Noi siamo i figli dei padri ammalati»), Manzoni («
Casto poeta che l’Italia adora, |vegliardo in sante visioni assorto, | tu puoi morir! … | degli anticristi è l’ora!»), cantando «
l’Ideale che annega nel fango».
La libertà che idoleggiasti l’hanno | i tribuni e i liberti»; sia la croce della tomba di Manzoni «luce immensa…non velo!»). Del resto Manzoni per Praga si associava (ma anche D’Azeglio dimenticato dai «vecchi poeti in legulei mutati») all’infanzia («Blanda infanzia! Mia seria adolescenza!…| Io vi chiamo Manzoni!»), simbolo di sogni e di ideali traditi da una realtà crudele.
l’amor del cielo» e «
l’amor del loto», Arrigo Boito2 (1842-1918) padovano, librettista dell’Otello e del Falstaff di Verdi e musicista autore del Mefistofele e del Nerone, fu anch’egli poeta del dualismo dell’uomo «
… librato | fra un sogno di peccato | e un sogno di virtù». Boito nel Re Orco (1865) e nel Libro dei versi (1867) ha un’ispirazione tragico-umoristica vicina alla poesia tedesca, con motivi dissolvitori macabri e parodistici inconsueti nella nostra lirica compassata e che aprono la strada alle parodie ironiche di Gozzano.
scapigliatura» per i suoi sperimentalismi linguistici e per il carattere solitario il pavese Carlo Pisani Dossi (1849-1910), umorista raffinato nella Vita di Alberto Pisani e in Desinenza in A. Cletto Arrighi e Cesare Tronconi sono i più oltranzisti nella polemica artistico-sociale. Vicini agli scapigliati furono anche Alberto Cantoni, umorista mantovano; Giuseppe Rovani (1818-74) milanese, erudito e raccoglitore di aneddoti nel romanzo I cento anni; il piemontese Giovanni Faldella (1846-1928) autore di Figurine, nonché i pittori e scultori Emilio Gola, Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni.
La plebe» (su cui scriveva Engels) dove pubblicò a puntate Milano sconosciuta. Nel 1881 fondò «
La lotta», giornale anarchico, l’anno dopo pubblicò il romanzo Alla conquista del pane. Esule a Parigi e Londra, al ritorno ebbe parte nella vita politica e culturale milanese, fu arrestato per i moti del 1898 (sui quali scrisse Le terribili giornate del maggio ’98. Storia documentata). Fondò quindi il settimanale «
La folla» e scrisse con questo stesso titolo un romanzo che fu elogiato da Zola.
un periodo di vigliaccherie politiche, di orrori ministeriali, di stragi militari, di giustizia delittuosa».
- Emilio Praga. Nato a Gorla da famiglia benestante, EMILIO PRAGA trascorse un’adolescenza serena, rivelando ben presto predisposizione alla pittura e alla letteratura e intraprendendo fra il ’57 e il ’59 viaggi in Svizzera, Francia, Olanda (ce ne ha lasciato notizie in una sorta di giornale di viaggio, intitolato Schizzi a penna).
La morte del padre e la rovina dell’azienda domestica lo costrinsero a cambiare sistema di vita e a cercare mezzi per provvedere alla famiglia, ma l’abuso di stupefacenti e bevande alcooliche minarono gradualmente la sua salute, riducendolo in condizioni pietose e portandolo alla morte. Praga si cimentò con scarsa fortuna nella produzione teatrale e lasciò incompiuto un romanzo, Le memorie del presbiterio, continuato e pubblicato nel 1881 da Roberto Sacchetti.
La sua fama, però, è affidata soprattutto alle raccolte di versi: in esse la critica ha in genere distinto vari momenti che coincidono rispettivamente con il macchiettismo idillico e paesaggistico di Tavolozza (apprezzato da Croce e Nardi), il satanismo macabro e dissoluto di Penombre e il tentativo di ritrovare una interiore serenità in Trasparenze. - Arrigo Boito. Dopo avere studiato al Conservatorio di Milano (dove strinse amicizia con il futuro direttore d’orchestra Franco Faccio), ARRIGO BOITO dimostrò ancora giovanissimo qualità di musicista che gli consentirono di ottenere una borsa di studio e di intraprendere un viaggio in varie città europee.
Tornato a Milano, frequentò gli ambienti della Scapigliatura e divenne amico di Emilio Praga, con il quale diresse il giornale «Figaro» (1864) e partecipò a polemiche letterarie. Volontario garibaldino nel 1866, inizialmente alternò l’attività letteraria con l’interesse per la musica, ma ben presto quest’ultimo, anche in conseguenza dell’amicizia con Verdi, fini per prevalere. Per quattordici anni — dall’84 al ’98 — ebbe una relazione con Eleonora Duse.
Uno degli aspetti della sua poesia (nella quale Croce vide la prima espressione italiana del romanticismo inteso come «visione sconvolta, straziata ed antitetica della vita») consiste nel tentativo di dissolvere in musica le forme linguistiche tradizionali. - Paolo Valera. Garibaldino nel 1866 e guardia daziaria del Comune di Milano nel 1870, PAOLO VALERA svolse una intensa attività giornalistica a sostegno delle sue idee politiche e sociali.
Fondò «La lotta» (1881) e «La folla» (1901), su cui scrissero anche Lucini e Mussolini, collaborò a vari giornali (la «Farfalla» di Sommaruga — con il quale, però, venne in dissidio e si batté in duello —, «Il caricaturista», il «Secolo», il «Fascio operaio» etc.) e venne anche condannato per reati commessi per mezzo della stampa.
Amico di anarchici (Errico Malatesta, Pietro Gori, Alfredo Casati) e socialisti (Turati, Costantino Lazzari), nel 1911 fu arrestato per avere protestato contro la spedizione di Tripoli e nel 1924 pubblicò un libro, Mussolini, che fu fatto sequestrare dal gerarca Giampaoli.
↩
