Capitolo 17·
Crisi e delusioni post-risorgimentali
O perché? non mi è toccato neppure un palmo di terra: se avevano detto che c’era la libertà!». Per Bixio, repressore delle insurrezioni contadine nel catanese, la libertà-terra è da cancellare come ostacolo a libertà-unità della patria e gli insorti vengono fucilati. In questi episodi si toccano con mano i limiti del volontarismo (anche garibaldino), surrogato della vera partecipazione nazionale e popolare al Risorgimento.
Per Nievo il popolo illetterato delle campagne ha sempre avuto diffidenza per il
- popolo addottrinato delle città, perché la nostra storia di guerre fratricide, di servitù continua e di gare municipali gli vietò quell’assetto economico che risponde presso molte altre nazioni ai suoi più stretti bisogni.
mal si insegna l’abbicì ad uno che ha fame; mal si presenta l’eguaglianza dei diritti a chi subisce continuamente gli improperi del fattore.
Nievo proponeva «oculate riforme economiche e politiche
» paternalistiche: raccomandava ai padroni di mantenere nel popolo il «freno religioso […] promessa di una felicità eterna
» e ai contadini di stare lontani da «quest’altra lebbra oltramontana
» che è il socialismo.
Le sorti dei popoli dipendono pochissimo dalle istituzioni politiche. Sono le leggi economico-sociali che tutto assorbono, che tutto travolgono nei loro vortici.
Così il rivoluzionario oltrepassava il mazzinianesimo di impronta fideistico-religiosa, il moderatismo conservatore, il paternalismo nei confronti del popolo, interpretava per primo in modo unitario e popolare il metodo per collegare — con contenuti e programma sociali — le masse contadine meridionali, oppresse sulla terra dai neoagrari, al Risorgimento.
avvenire inevitabile e prossimo dell’Italia e fors’anche dell’Europa intiera», di rifiutare il progresso destinato «
ad impoverire le masse» accumulando i mezzi «
in un piccolo numero di mani», di rifiutare «
i rimedi temperati, come il regime costituzionale del Piemonte e le migliorie progressive accordate alla Lombardia», ritardatrici dell’unità:
per mio avviso la dominazione della casa di Savoia e la dominazione della casa d’Austria sono precisamente la stessa cosa. Io credo pure che il regime costituzionale del Piemonte è più nocivo all’Italia di quello che lo sia la tirannia di Ferdinando II […]. Le idee nascono dai fatti e non questi da quelle; ed il popolo non sarà libero perché sarà istruito, ma sarà ben tosto istrutto quando sarà libero>.
Tutti i moderatismi venivano combattuti da Pisacane, compreso il subdolo motivo della mancanza di istruzione e dell’immaturità del popolo. Pisacane con il suo pensiero forniva di basi popolari la democrazia politica.
a poco a poco, lentamente, per una serie di quasi»), Ferrari giudicò talvolta gli avvenimenti italiani secondo una sua misura francese, quella di una nazione egemone e già avanzata, nonché in modo brillante ma astratto.
amici pedanti» (1856-59) di cui facevano parte, oltre Chiarini, Giosué Carducci, Ottaviano Targioni Tozzetti, Giuseppe Torquato Gargani assunse la difesa dei classici contro gli scrittori «
odiernissimi» e Giordani parve ad essi esemplare non solo come stilista nemico delle vaporosità ma come coscienza patriottica e morale, «
nemico — così Carducci — di tutti i vili del genere umano».
amici pedanti» fu lotta contro la «
mala moralità» e l’arcadia tardoromantica, contro il buonsenso sonnolento; il classicismo attivo fu una scelta di salute, un’apertura verso le espressioni realistiche, satiriche, epiche ed elegiache che sopravviverà nel carduccianesimo di Severino Ferrari autore del poemetto Il mago (1884) in cui è messo in caricatura il falso misticismo di Lamartine e dei manzoniani.
- Giuseppe Cesare Abba. Nato a Cairo Montenotte in provincia di Savona, GIUSEPPE CESARE ABBA partecipò come volontario alla seconda guerra d’indipendenza e alla spedizione dei Mille e fu, sempre con Garibaldi, alla battaglia di Bezzecca (1866).
Divenuto sindaco del suo paese (per nove anni) e apprezzato da Carducci che lo raccomandò per fargli avere una nomina a professore di italiano, dal 1881 si dedicò all’insegnamento (fu prima al liceo di Faenza, poi all’istituto tecnico di Brescia). Notevole successo ottenne come oratore ufficiale nelle commemorazioni dei fatti del Risorgimento e nel 1905 fu nominato senatore.
La sua fama è affidata agli scritti di argomento garibaldino, soprattutto a quelle Noterelle che compose a venti anni dalla spedizione, utilizzando e rielaborando con intenti artistici gli appunti presi durante l’avanzata, ma mantenendo al racconto la forma del diario.
↩ - Ippolito Nievo. La breve esistenza di IPPOLITO NIEVO (di cui Croce ha sottolineato l’ansia etica e il distacco dall’ideologia e dai modi narrativi manzoniani) fu caratterizzata da intensa attività letteraria e da fervida partecipazione al moto risorgimentale.
Laureatosi in giurisprudenza a Padova (1855) ma dedicatosi ben presto agli studi letterari, soggiornò a Mantova, nell’avito castello di Colloredo nel Friuli e a Milano, dove strinse una relazione con la contessa Bice Melzi d’Eril. Nel ’59 fu fra i cacciatori a cavallo di Garibaldi e nel ’60, in Sicilia, fu nominato intendente generale delle truppe (con compiti amministrativi che assolse con dignità ma anche col rammarico di non poter partecipare all’azione).
«Poeta soldato» (secondo la fortunata definizione di Dino Mantovani), con una vocazione alla narrativa confermata anche dallo scarso calore artistico della sua produzione in versi, Nievo espresse nelle opere attenzione alla realtà e alla storia contemporanea e sentimenti di libertà e giustizia (nelle Confessioni vi sono anche i motivi del Friuli primitivo, del vagheggiamento di una mitica infanzia, della caricatura ora pungente ora affettuosa del vecchio mondo feudale etc.).
Tra gli scritti minori meritano almeno una menzione l’Antiafrodisiaco per l’amor platonico, gli Studi sopra la poesia popolare e civile massimamente in Italia, La storia filosofica dei secoli futuri e l’incompiuto romanzo Pescatore di anime.
↩ - Carlo Pisacane. L’importanza di CARLO PISACANE nella storia del Risorgimento e del pensiero politico italiano consiste nella coscienza da lui acquisita della saldatura tra rivoluzione sociale e soluzione del problema nazionale e nel passaggio dalle posizioni mazziniane all’ideologia socialista.
Avviato, dopo un’infanzia infelice, alla carriera militare, ebbe una relazione con Enrichetta Di Lorenzo che gli fu fedele compagna fino alla morte. Dopo la prima guerra d’indipendenza e la difesa della Repubblica romana, visse dal 1850 al ’57 nella campagna ligure, dedicandosi allo studio e alla composizione dei Saggi e tenendo lezioni private.
La sfortunata spedizione di Sapri concluse la sua breve ma intensa esistenza.
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