Capitolo 2·
Società borghese e cultura nel Duecento
mare di pietra» che sono le cattedrali romaniche (anche fortificate), delle università (in cui si studiano diritto, misurazione di terreni, iscrizioni notarili, oratoria in relazione alle necessità della vita del Comune), con il nuovo pubblico che si accosta alla partecipazione della vita politica, con la pubblicistica politica delle espressioni della civiltà romanza (con la coscienza critica) costituita dagli itineranti trovatori, giullari, goliardi, con lo sviluppo generale del volgare e con le sue manifestazioni religiose, didattiche etc.
(1221 – c. 1288) nella Cronica scritta in latino ci informa dei riflessi che guerre, pestilenze, calamità, invasioni di insetti hanno sull’agricoltura, del moltiplicarsi degli animali selvatici e dei lupi che
intorno ai fossati delle città lanciavano grandi ululati di fame; entravano di notte in città e divoravano gli uomini che stavano dormendo sotto i portici o nei carri, divoravano donne e bambini e certe volte sfondavano le pareti delle case e sgozzavano i bambini in culla.
Se i prigionieri non venivano riscattati, li appendevano per i piedi e per le mani, gli strappavano i denti e gli mettevano in bocca rospi, per accelerare i tempi del riscatto.
Salimbene riferisce prezzi dei prodotti, loro mutamenti, proverbi contadini; altrove descrive la società emiliana del secolo XIII: la costruzione delle mura di Reggio, del palazzo del vescovo di Parma, la ricchezza dei costumi femminili nelle città, l’apparizione nel 1260 dei Flagellanti («e la loro voce era come un grido di una moltitudine
»).
subiti guadagni», della rottura dell’ordine etico della città medievale.
e che i malefici si potessero provare per due testimoni di pubblica voce e fama», Dino Compagni). Anche Giovanni Villani, del resto, sottolinea il mutamento di costumi sopravvenuto in Firenze dal 1260 in poi, quando ancora i cittadini
vivevano sobri e di grosse vivande e con piccole spese e di molti costumi e leggiadrie grossi e rudi: e di grossi drappi vestiano loro e le loro donne, e molti portavano le pelli scoperte senza panno; […] erano di buona fede e leali tra loro e al loro comune.
manenti e ascritti(servi tenuti a non abbandonare il fondo e ad essere vincolati ad esso); anche il comune di Vercelli nel 1243 restituiva la libertà ai servi; importante come principio (nella pratica talune contribuzioni rimasero in uso in Italia fino al secolo scorso, fino alla formazione delle leghe per il socialismo e alle lotte per i patti agrari) è la delibera (1304) del Consiglio del Popolo di Bologna che annullava per fedeli, manenti, commendati, coloni, ascrittizi i vincoli di dipendenza personale, l’obbligo di fornire ai nobili servizio militare, «
donativi di maiali, determinate albergarie, cera, capponi, focacce»: i servi diventavano villani o contadini del contado.
sinché non rimanesse neppure un sassolino dei suoi beni») e minaccia il castigo di Dio («
infatti i popolari sono coloro che distruggono il mondo, che è conservato da militi e nobili»).
L’autore del Novellino non ammette la divulgazione della scienza («
volgarizzare la scienza si era menomare la deitade […]. E sappiate che tutte le cose non sono licite a ogni persona»), un aspetto moderno dell’espansione culturale borghese, né la diffusione di oggetti di lusso nella città.
E scarso comperare e largo venda […]; la Chiesa usare e per Dio donare […]; scrivere bene la ragione e non errare» raccomanda Francesco Balducci Pegolotti) prevalgono su tutto (per motivi commerciali molti comuni rifiutano di discriminare gli eretici) ma esiste anche un risvolto padronale feroce come nel contratto con cui il mercante genovese Giacomo Porco lega a sé la concubina siciliana Cerasia imponendo come pena alla contravvenzione di alcune clausole il taglio del naso, della mano o del piede.
- Bonvesin de la Riva. Di BONVESIN DE LA RIVA, il maggior esponente della cultura lombarda del Duecento, si sa che fu «doctor in gramatica» e appartenne alla congregazione dei frati Umiliati.
Fornito di notevole cultura, compose opere in latino e in volgare: oltre al De magnalibus urbis Mediolani (da cui si ricavano interessanti indicazioni sulla vita e i costumi della Milano del tempo), ricordiamo il De vita scholastica (trattato pedagogico ispirato alle personali esperienze di maestro fatte dall’autore), il De quinquaginta curialitatibus ad mensam (sorta di galateo che testimonia l’aspirazione della borghesia comunale ad assumere forme di vita signorile e cortese) e vari contrasti (fra il padre e il figlio dannati nell’inferno, fra l’anima e il corpo, la rosa e la viola, la Controversia de mensibus).
Bonvesin è noto soprattutto per il Libro delle tre scritture, poema sapientemente articolato in tre parti (scrittura negra, rossa e dorata) che, con propositi di edificazione religiosa, tratta delle pene dell’inferno, della passione di Cristo e delle gioie del paradiso. - Salimbene de Adam. Nato a Parma nel 1221 da una famiglia di nobiltà minore, SALIMBENE DE ADAM entrò molto giovane nell’ordine francescano e peregrinò per l’Italia e la Francia, assicurandosi una larga conoscenza di uomini e di cose che utilizzò nella composizione della sua opera.
Aderì per qualche tempo al movimento gioachimita, ma se ne distaccò dopo il 1260, in seguito alla delusione per il mancato avvento dell’età dello Spirito Santo e, soprattutto, all’acquisita convinzione di dover fondarsi solo sulla realtà, rifuggendo dalle astratte utopie e dalle vane attese miracolistiche.
La sua Chronica (che rievoca eventi svoltisi fra il 1167 e il 1287) è un vasto affresco della vita del Duecento: fatti, aneddoti, cose viste e udite, costumi-credenze, personaggi sono osservati e descritti con sguardo lucido e con senso di concretezza, in un latino dimesso e colloquiale, condito di termini e costrutti volgari e lontano dalla ricercata eleganza dei prosatori del tempo.
