Capitolo 9·
L’età del Tasso e della Controriforma
- Tutto quanto a pezzi, ogni coesione scomparsa;
- ogni giusta provvidenza ed ogni rapporto;
- principe, suddito, padre, figlio son cose dimenticate,
- poiché ogni uomo pensa di essere riuscito, solo,
- a diventare una fenice, e che quindi non c’è nessun altro
- all’infuori di lui, della sua specie.
espurgate» degli elementi «
indecenti» o non perfettamente ortodossi.
- (Strane rupi, aspri monti, alte tremanti
- ruine, e sassi al ciel nudi e scoperti […]
- superbo orror, tacite selve, e tanti
- negri antri erbosi in rotte pietre aperti)
né manca qualche anticipazione barocca quando il poeta, dopo l’eruzione ai campi Flegrei, considera che molte donne leggiadre, incenerite nel tempo fra le glebe «or, da le zanne volte e da gli aratri, |
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da figlie d’uom son fatte d’erbe matri»
- Se mentre il corpo è in vita non godete,
- sperate di goder quando gl’è morto?
- Quel paradiso, che bramar solete,
- che pensate che sia, altro che un orto?
- E se quest’orto in grembo vel tenete,
- perché non vi pigliate indi diporto?
- (Quand’io penso al fuggir ratto de l’ore;
- […]
- Quest’ora breve e d’ogni gioia cassa
- ch’ha nome vita, ed è polve, ombra e vento,
- lieve, fugace e vil, ch’in un momento
- vola, sparisce, e si disperde e passa…);
- (Deh, fammiti vedere in ogni loco […]
- Ogni ben senza te, Signor, mi manca:
- il cangiar sorte è sol poter divino)
- Chiunque nasce a morte arriva
- nel fuggir del tempo, e ‘l sole
- niuna cosa lascia viva […]
- Come voi uomini fûmo,
- lieti e tristi come siete;
- e or siam, come vedete,
- terra al sol, di vita priva.
- Luigi Tansillo. Il Croce individuò nel tono discorsivo di gusto oraziano-ariostesco il carattere peculiare della poesia di LUIGI TANSILLO, mentre critici recenti hanno colto nelle sue opere compiacenze manieristiche che preannunciano modi della poetica secentesca.
Vissuto nell’area della cultura napoletana e amico di vari letterati, guardia personale del viceré — per cui dovette partecipare a numerose imprese militari —, Tansillo rivelò una tendenza alla rappresentazione di spettacoli e paesaggi colti con gusto impressionistico e pervasi di suggestione musicale.
Oltre il Canzoniere, si ricordano di lui due poemetti didascalici (La Balia, contro la consuetudine di dare a balia i figli, e Il podere di ispirazione georgica), la Clodia (elogio dell’omonima villa napoletana del suo protettore) e le Lagrime di San Pietro (poemetto di ispirazione religiosa — nel secondo Cinquecento si diffonde un vero e proprio genere delle «lacrime»).
↩ - Michelangelo Buonarroti. I giudizi della critica ottocentesca sulla produzione letteraria di MICHELANGELO BUONARROTI furono fortemente condizionati dall’ammirazione per la gigantesca levatura della sua personalità artistica e umana; solo nel Novecento si è pervenuti a una valutazione meno incensatoria e più spassionata che ha portato a sottolineare la pregnanza ma anche la frequente oscurità del suo dettato e il carattere frammentario della sua lirica, in cui intuizioni profonde e immagini efficaci non riescono a collocarsi in un’architettura organica.
Scultore, pittore, architetto, Michelangelo — che era nato a Caprese nel Casentino — fu allievo del Ghirlandaio e di altri artisti e visse a lungo a Firenze e a Roma al servizio dei Medici e di pontefici, impegnato nella realizzazione di opere famosissime; nel 1529-30 partecipò alla difesa di Firenze.
La sua produzione letteraria, animata dal contrasto tra la visione rinascimentale della vita e una rigorosa esigenza religiosa, comprende Rime e Lettere.
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