Capitolo 14·
Società e cultura nell’età napoleonica
mettea meraviglia, scrisse Mario Pieri, il vederlo aggirarsi per le vie e pei caffè, vestito di un logoro e rattoppato soprabito verde, ma pieno di ardire, vantando la sua povertade infino a chi non curavasi di saperla, e pur festeggiato da donne segnalate per nobiltà ed avvenenza, e da tutta la gente»), autore nel 1797 della tragedia Tieste ma già sperimentatore delle forme della tradizione (Frugoni, Bertola, Savioli, Parini, Varano) e aperto agli influssi della poesia sepolcrale straniera, del patetico bertoliano e gessneriano, del sentimentalismo di Rousseau, Foscolo a Venezia credette nella rivoluzione europea, nell’indipendenza italiana per opera dei francesi.
Quasi certamente è Isabella la «
celeste Temira» del romanzo epistolare foscoliano Laura (primo nucleo dell’Ortis) che così ragiona al suo innamorato:
Non vi rapite la sacra amicizia, unico balsamo all’amarezze della vita. L’amore perfetto è una chimera: il desiderio fa beati alcuni momenti e l’amicizia conforta tutti i tempi, ed unisce tutte l’età. Và, mio ragazzo, te’ un bacio: non mi giurare fedeltà ch’io né la credo né la voglio.
Isabella innamora Foscolo nel 1795, pochi mesi dopo lo elude definitivamente sposando Giuseppe Albrizzi e determinando la fuga del giovane sui colli Euganei. Qualche anno dopo Isabella scriverà a un amico: «Foscolo ha fatto in un sonetto il suo ritratto alla Alfieri. Scrive d’amore come un gatto a un orso
». Dieci anni più tardi Foscolo è ripreso dall’amore per Isabella ma può opporsi alla scrittrice che ammira l’imitazione e il neoclassicismo di Canova.
donna gentile» amica per tutta la vita; scrive la tragedia Ricciarda (nel 1811 era stata rappresentata l’Aiace), riprende a lavorare alle Grazie. Dopo la caduta di Napoleone rifiuta il giuramento all’Austria e va in esilio prima a Zurigo (1816) e poi a Londra dove collabora a riviste inglesi, scrive i saggi su Dante, Petrarca, sulla lingua italiana. Dopo l’amore per la giovane Carolina Russel si ritira in un villaggio londinese dove trascorre gli ultimi mesi assistito dalla figlia Floriana.
… l’Italia ha preti e frati; non già sacerdoti […]. L’Italia ha de’ titolati quanti ne vuoi; ma non ha propriamente patrizi […] abbiamo plebe; non già cittadini; o pochissimi») ma non ha idee concrete sul modo di trasformare la società: è contro le carneficine, le fazioni, Ia legge agraria e lamentando nell’esperienza francese «
la tirannide de’ Cinque, o de’ Cinquecento, o di Un solo», vide in Francia soltanto «
la obbrobriosa sciagura di avere svenato tante vittime umane alla Libertà», i troni eretti sui cadaveri, e si chiude nella bellezza rasserenatrice:
io delirando deliziosamente mi veggo innanzi le Ninfe ignude, saltanti, inghirlandate di rose, e invoco in lor compagnia le Muse e l’Amore; e fuor dei rivi che cascano sonanti e spumosi, vedo uscir sino al petto con le chiome stillanti sparse su le spalle rugiadose, e con gli occhi ridenti, le Najadi, amabili custodi delle fontane.
La donna non può essere che «divina fanciulla
», la sua canzone deve essere una poesia di Saffo. Ortis non potrebbe vedere Roma senza «prostrarsi su le reliquie della nostra grandezza
», a Montaperti si sente «abbrividire, e rizzare i capelli; io gridava dall’alto con voce minacciosa e spaventata
» e fugge «precipitosamente guatando dietro
». Alla patria italiana si rivolge retoricamente: «Ove sono dunque i tuoi figli? […] Ov’è l’antico terrore della tua gloria
» e cerca astrattamente «la forza della concordia
».
Ortis è ancora un individualista che guarda la realtà dal teatro interiore in cui la crisi lo ha gettato; in lui è la concezione di un Foscolo ancora aristocratico, timoroso degli eccessi della plebe e aspirante alla concordia civile che non c’era più. Con le sue nostalgie e teatralità Ortis non poteva neanche fare l’analisi oggettiva per trovare le direzioni del rinnovamento sociale: impotenza, disperazione, abdicazione lo spingono verso la morte.
Jacopo muore da disperato, da individualista al di qua della storia e della società: le persone comuni per lui vivono in una bassa atmosfera di stato sociale pietoso ma non tormentato, in una mistione affettiva che le salva, sono poveri buoni uomini non arsi dalle grandi passioni. Atteggiamento paternalistico di chi guarda le persone dal cielo eroico dei Timoleoni, dei Bruti, o meglio, dall’idea che egli si era fatta di quel cielo eroico.
aggregato di pochi, che comandano per mezzo della spada e delle opinioni, e di molti che la servono» (Lezioni) ma non deve prendere posizione in favore degli oppressi perché la divisione tra oppressi e oppressori è nella natura e il guasto di natura è per Foscolo — con altri esiti: nelle tombe rese eterne dalla poesia, nel rarefatto paradiso delle Grazie — irrimediabile come per Manzoni.
Ormai la Rivoluzione francese, il giacobinismo sono ripudiati e in un progetto politico costituzionale per l’Italia scrisse che «
alla plebe non bisogna dare fuorché piena libertà di lavoro, altari, e severissimi giudici». Mentre Foscolo giacobino considerava lo scrittore parte del popolo e la democrazia eliminatrice della disuguaglianza, nell’orazione Dell’origine e dell’ufficio della letteratura gli intellettuali formano gruppo a sé, mediatori tra dominatori e popolo, nel periodo napoleonico Foscolo li colloca come una casta demiurgica.
Era l’esito moderato, e a tratti arretrato, di un pessimismo troppo severo, astratto, non costruttivamente politico perché distaccato dalla realtà storica: esso scendeva dal sublime eroico e idealistico come quello di Manzoni discende dal metafisico supremo ordine provvidenziale. In questo esito sboccava anche la crisi di Foscolo intellettuale poeta giacobino, plutarchiano, libertario eticamente impegnato e disilluso che dai sentimenti generosi di democrazia approdava alla concezione dell’uomo nemico dell’uomo, il cui amor proprio ha profonde radici nella natura.
La donna è sempre in un’atmosfera superiore, dispensatrice di serenità, al di là della passione in cui si torce l’innamorato:
- Stanco mi appoggio or al troncon d’un pino,
- ed or prostrato ove strepitan l’onde,
- con le speranze mie parlo e deliro;
- […]
- Amor tra l’ombre inferne
- seguirammi immortale, onnipotente;
l’esule, l’espropriato della lingua latina, il «figlio infelice e disperato amante
» che in alcuni sonetti ricompone l’atmosfera di pace e serenità — nel passato o nella morte — del mondo mitico.
spirto guerrier», paradiso della autonomia della forma, presente sempre (come riconquista estetica dell’armonia) anche nei momenti di impegno.
Questa rinuncia non è solamente l’impotenza storica di Ortis e del protagonista dolente e alfieriano dei Sonetti («
A chi altamente oprar non è concesso | fama tentino almen libere carte») ma è il riflusso interiore dell’impossibilità per il «
liber’uomo» di creare valori, del divieto di ribellarsi o di intervenire in modo etico-politico nella realtà, è sopportazione degli orrori del sistema vigente, fuga dalla società di nemici (Ortis: «
ciascun individuo è nemico nato della Società, perché la Società è necessaria nemica degli individui»), dalla comunità di mediocri (la società economica borghese moderna, antieroica e areligiosa) che ha soffocato lo sviluppo delle lettere e del costume letterario.
La fuga è conseguente alla scoperta dell’inattualità dell’arte nel mondo moderno ed è tentativo di salvezza individuale. Ma la salvezza è privata, non scende in campo nella crisi della cultura e della società, l’intellettuale è resecato dalla prassi, i grandi archetipi (eroismo, arte come civiltà e bellezza) del classicismo non erano in contatto né in dialettica con il mondo moderno guastato e corrotto, il passato diventa diseroico e simile al nulla.
- Ugo Foscolo. La personalità e l’opera di UGO FOSCOLO sono caratterizzate da un contrasto drammatico tra le inquietudini del temperamento passionale e generoso e la ricerca di un equilibrio interiore, tra le sue aspirazioni politiche e le vicende storiche del tempo, tra il classicismo in crisi e le nuove formule che si andavano affermando.
Le Ultime lettere di Jacopo Ortis, romanzo autobiografico in forma epistolare, che fu più volte rielaborato e per cui Foscolo fu ingiustamente accusato di aver plagiato il Werther di Goethe, fu scritto in uno stile appassionato e fremente che costituirà un autentico filone nella storia della prosa letteraria dell’Ottocento.
Dopo i dodici Sonetti (tradizionalmente divisi in due gruppi di cui i primi otto risentono dell’atmosfera passionale dell’Ortis e gli ultimi quattro — Alla Musa, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni, Alla sera — esprimono in forma più pacata e armonica la meditazione e i miti foscoliani) e dopo le due Odi (celebrazione della bellezza consolatrice e trionfante su disgrazie e malattie) Foscolo compose i Sepolcri.
Accusato di oscurità da Giordani, il carme nacque dall’esigenza di chiarire il rapporto tra la concezione meccanicistica e materialistica e le illusioni create dal sentimento, ma trovò la sua causa occasionale nelle discussioni sull’editto napoleonico di Saint-Cloud (1804): per Foscolo, che esalta la poesia eternatrice simboleggiata da Omero, il sepolcro ha funzione umana (in quanto garante della «corrispondenza di amorosi sensi») e civile (perché le tombe degli uomini illustri, come quelle di Maratona e S. Croce, stimolano a magnanime imprese).
Importante nella storia dell’evoluzione foscoliana è la Notizia intorno a Didimo Chierico — pubblicata in appendice alla traduzione del Viaggio sentimentale di Sterne — in cui, in uno stile pacato e lontano dal modello ortisiano e con un tono distaccato e venato di ironia, troviamo una nuova incarnazione ideale del poeta aspirante al controllo e all’infrenamento delle passioni. è l’ideale che domina nelle Grazie (incompiute e divise in tre inni celebranti le Grazie come simbolo di civilizzazione), cui Foscolo lavorerà soprattutto nel soggiorno fiorentino del 1812-13 e durante l’esilio londinese.
A quest’ultimo periodo appartengono anche i principali scritti dì critica letteraria quali i Saggi sul Petrarca, il Discorso sul testo della Divina Commedia, il Discorso storico sul tetto del Decamerone, gli studi Sui poemi narrativi e romanzeschi italiani, Della nuova scuola drammatica in Italia, Sullo stato attuale della letteratura italiana: in questi saggi che segnano un progresso rispetto alla critica settecentesca e anticipano tendenze della metodologia romantica — Foscolo, che condannò il vero storico manzoniano, sostiene la necessità di ricostruire la psicologia degli autori, analizzarne i problemi di lingua e stile e cogliere i legami con il periodo storico.
