Capitolo

6

Il Rinascimento

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Benvenuto Cellini

(nota al capitolo 6, paragrafo 2)

Dimenticato in tempi di accademismo e manierismo linguistico e apprezzato per l'esuberanza del temperamento e la libertà espressiva dai critici romantici, BENVENUTO CELLINI fu orafo, cesellatore, scultore, avventuriero e scrittore.
Di carattere litigioso e insofferente, nel 1523 fu costretto, in seguito a una rissa, a lasciare la natia Firenze e a trasferirsi a Roma, dove rimase fino al 1540. Partecipò alla difesa della città in occasione del sacco del 1527 e fu implicato in risse, omicidi e in un'accusa di furto per cui fu rinchiuso in Castel S. Angelo. Dopo la liberazione, si recò alla corte di Francesco I di Francia che lo accolse generosamente e gli commissionò numerosi lavori.
Tornato a Firenze, fu dapprima protetto dal duca Cosimo, ma poi fu messo da parte e trascorse gli ultimi anni nell'amarezza e nella composizione di opere letterarie. La Vita — che trova forza drammatica nella viva partecipazione alle vicende e nel motivo rinascimentale del contrasto fra fortuna e virtù — è tutta pervasa dall'esaltazione sincera e convinta che l'autore fa della sua personalità e della sua eccellenza d'artista.
Fra le opere minori abbiamo le Rime, il Trattato dell'oreficeria e il Trattato della scultura.

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