Capitolo

6

Il Rinascimento

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Teofilo Folengo

(nota al capitolo 6, paragrafo 2)

Per quanto sfrondata di particolari fantasiosi e arricchita di elementi sicuri, la biografia di TEOFILO FOLENGO presenta ancora lati oscuri: entrato giovanissimo nell'ordine benedettino, ne uscì per motivi non chiari nel 1524, mettendosi al servizio degli Orsini e viaggiando in varie città.
Nel 1534, dopo un quadriennio di penitenza trascorso in un romitorio presso Sorrento, fu riammesso nell'ordine e negli ultimi anni visse in monasteri della Sicilia e del Veneto. Personalità complessa e tormentata, non aliena da contraddizioni, Folengo è stato sottoposto a interpretazioni divergenti che lo hanno presentato come incarnazione dello spirito beffardo e spregiudicato del Rinascimento o, al contrario, come antesignano della controriforma.
Autore di opere in latino (Janus, Varium poema) e in volgare (scritti agiografici, l'Orlandino, il Chaos di Triperuno — storia allegorica a sfondo autobiografico, mista anche di latino e maccheronico), Folengo deve la sua fama alle opere scritte in quel maccheronico che è in lui creazione nuova, pienamente congeniale al suo mondo poetico.

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