Pietro Aretino
(nota al capitolo 6, paragrafo 2)
Nato da umile famiglia, PIETRO ARETINO seppe, con la vivacità dell'ingegno e la spregiudicatezza del comportamento, affermarsi come uno degli scrittori più in vista e temuti del tempo. Le pasquinate composte durante il soggiorno romano lo resero famoso, ma gli procurarono anche inimicizie e violenze fisiche, costringendolo infine a lasciare la città.
Amico di Giovanni dalle Bande Nere, dopo la morte di questi visse a Venezia, sotto la protezione della Repubblica, in una splendida casa sul Canal grande. Temuto e conteso dai grandi dell'epoca (papi, re, imperatori) che talora adulava e spesso ricattava, vezzeggiato da donne e letterati, fu libellista di professione e si servì della penna come di un'arma e strumento di guadagno. È indubbio, però, che il giudizio morale sull'uomo avido e cinico ha spesso turbato il giudizio estetico sullo scrittore non privo di ingegno e di fresca originalità realistica.
La sua produzione — che interessa anche la storia del costume — è vastissima e comprende le
Lettere, i
Ragionamenti (antidealistico trattato sull'educazione della perfetta prostituta, costruito come una serie di novelle che rivelano esperienza dei costumi contemporanei e capacità di tradurre la vita in spettacoli), cinque commedie (che, pur nell'insufficienza dell'approfondimento psicologico e dell'architettura narrativa, sono tra le più briose e interessanti dell'epoca), una tragedia (
Orazia), dialoghi, versi e scritti di argomento sacro (dai quali l'Aretino sperò addirittura la porpora cardinalizia).