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PREMIO ANTONIO PIROMALLI
2019
PER TESI DI LAUREA MAGISTRALE O DOTTORATO DI RICERCA

- CENTRO INTERNAZIONALE SCRITTORI DELLA CALABRIA
- FONDO ANTONIO PIROMALLI ONLUS

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Matteo Maria Boiardo

(nota al capitolo , paragrafo 1)

Dopo la morte del nonno Feltrino e dello zio Giulio Ascanio, a meno di vent'anni MATTEO MARIA BOIARDO — che già dal 1451 era orfano di padre — dovette assumersi la responsabilità di amministrare l'avito feudo di Scandiano, e da allora gli impegni politici e il servizio alla corte estense si accompagnarono all'attività letteraria. Sotto la guida del nonno e a contatto con l'ambiente culturale ferrarese si assicurò una buona conoscenza della lingua e letteratura latine, ma rivolse il suo interesse anche alla tradizione letteraria volgare, prediligendo la lirica amorosa e le narrazioni epico-cavalleresche.
Nella letteratura di trattenimento diffusa alla corte estense rientra il Timone, rielaborazione per il teatro di un dialogo di Luciano, mentre al 1469-71 risale la passione amorosa per la gentildonna Antonia Caprara poeticamente rivissuta nel Canzoniere (l'opera, che risente di motivi del Petrarca e dei classici latini, è costruita con rigorosa simmetria e canta successivamente i temi della gioia d'amore, del disinganno e della nostalgia con conclusivo rifugio in Dio).
Sull'Orlando innamorato, infine — in cui il Boiardo realizzò la fusione dei cicli carolingio e bretone —, ha pesato per secoli un pregiudizio di ordine linguistico che ne condannava i dialettismi lombardo-emiliani e che nel Cinquecento indusse Berni a tentarne un rifacimento in lingua toscana.

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