Capitolo


PREMIO ANTONIO PIROMALLI
2019
PER TESI DI LAUREA MAGISTRALE O DOTTORATO DI RICERCA

- CENTRO INTERNAZIONALE SCRITTORI DELLA CALABRIA
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Giuseppe Gioacchino Belli

(nota al capitolo , paragrafo 1)

In seguito alla morte dei genitori, avvenuta quando il poeta era ancora in giovane età, GIUSEPPE GIOACCHINO BELLI si trovò in precarie condizioni economiche e fu costretto a cercare protezioni e impieghi.
Membro di varie accademie romane, nel 1816 contrasse un ricco matrimonio con Maria Conti, vedova del conte Pichi, che gli procurò un comodo impiego pontificio e gli diede la possibilità — Belli soffriva di esaurimento nervoso — di viaggiare a lungo per l'Italia. A Milano (1827) conobbe l'opera di Porta la cui lettura fu decisiva per il chiarimento della sua vocazione artistica, ma la morte della moglie (1837) lo fece ricadere nelle difficoltà economiche e accentuò la sua depressione nervosa.
Avverso nel '49 alla Repubblica romana di Mazzini e Garibaldi, negli anni successivi fu censore teatrale fedele al rigoroso moralismo del governo pontificio e assunse atteggiamenti sempre più conformistici, dandosi a pratiche religiose e componendo epistole di carattere moraleggiante e volgarizzamenti di inni ecclesiastici.
In coincidenza con l'insorgere degli scrupoli religiosi e politici, rinnegò i Sonetti in dialetto romanesco (più di duemila, composti soprattutto fra il 1830 e il '38) ed espresse più volte il proposito di bruciarli. Fra le opere minori abbiamo poesie in lingua, traduzioni, un epistolario e uno Zibaldone.

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