Capitolo

14

Società e cultura nell'età napoleonica

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  • Vincenzo Cuoco




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Vincenzo Cuoco

(nota al capitolo 14, paragrafo 2)

A Napoli, dove si era stabilito nel 1787, VINCENZO CUOCO studiò giurisprudenza, ma si interessò anche di problemi economici e filosofici leggendo gli illuministi francesi, stringendo amicizia con quelli napoletani e meditando sulle opere di Machiavelli e Vico.
Fautore di un cauto liberalismo, dopo la caduta della Repubblica partenopea fu incarcerato e condannato all'esilio; dopo Marengo si stabilì a Milano, dove contribuì a diffondere la conoscenza della filosofia vichiana e diresse (1804-06) il «Giornale italiano», animato da intenti educativi e civili. Qui pubblicò il Saggio storico (che, scritto in uno stile conciso ed essenziale, presentava in appendice le Lettere a Vincenzo Russo in cui Cuoco esponeva le sue riserve sul programma dei giacobini meridionali) e il Platone in Italia.
Tornato a Napoli nel 1806, continuò l'attività giornalistica ed ebbe incarichi da Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat (fra l'altro redasse, nel 1809, un Progetto di decreto per l'ordinamento della pubblica istruzione in cui espose le sue idee sul problema dell'educazione, ma che fu respinto perché giudicato troppo dispendioso). Gli ultimi anni, dopo il ritorno dei Borboni che naturalmente lo privarono degli uffici, furono rattristati da una grave malattia mentale.

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