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PREMIO ANTONIO PIROMALLI
2019
PER TESI DI LAUREA MAGISTRALE O DOTTORATO DI RICERCA

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Giuseppe Parini

(nota al capitolo , paragrafo 1)

Nella seconda metà del Settecento la produzione letteraria di GIUSEPPE PARINI fu accompagnata da un largo consenso di critica, e rari furono i giudizi negativi (come quelli dei fratelli Verri che vanno interpretati, però, anche sul piano dei risentimenti personali e nel quadro dei contrasti tra l'Accademia dei Trasformati e gli scrittori del «Caffè»).
La deformazione risorgimentale operata da Foscolo — che nello Jaropo Ortis idealizzò la personalità di Parini elevandolo a simbolo di virtù patriottiche e morali — caratterizza i giudizi della generazione romantica, incentrati sulla esaltazione dell'uomo sul poeta e sulla modernità pre-ottocentesca del mondo pariniano opposto alla società dei suoi tempi.
Tracce di tale interpretazioni si colgono anche nella critica di De Sanctis che vedeva sì nel Parini «il primo poeta della nuova letteratura, che sia un uomo, cioè che abbia dentro di sé un contenuto vivace e appassionato, religioso, politico e morale», ma rivelava anche, romanticamente, una certa tiepidezza nei confronti della sua poesia «riflessa e classica».
A partire dalla fine dell'Ottocento l'attenzione dei critici incomincia a spostarsi dal problema della umanità a quello della poesia di Parini e si avverte, in misura sempre più notevole, l'esigenza di storicizzarne la personalità e la produzione artistica.
Se Carducci, in parziale polemica con l'interpretazione risorgimentale, sottolineava i legami con la più sana tradizione arcadica («in Arcadia il tacco almeno del piè sinistro ce l'ebbe sempre»), per Croce Parini era un finissimo letterato, «di mente e di animo uomo del Settecento», mentre Momigliano ne assaporava le doti di descrittore di un mondo di eleganze e raffinatezze.
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