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PREMIO ANTONIO PIROMALLI
2019
PER TESI DI LAUREA MAGISTRALE O DOTTORATO DI RICERCA

- CENTRO INTERNAZIONALE SCRITTORI DELLA CALABRIA
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Giambattista Vico

(nota al capitolo , paragrafo 1)

Povera di avvenimenti di rilievo, contristata da ristrettezze economiche e da malferme condizioni di salute, dedita agli studi e circondata dall'incomprensione dei contemporanei, fu la vita di GIAMBATTISTA VICO.
Nel 1699, dopo il sereno periodo trascorso al servizio dei marchesi Rocca, ottenne presso l'Università di Napoli la cattedra di eloquenza ma non quella di diritto, meglio retribuita e a cui aspirò a lungo inutilmente; del 1735 è la nomina a storiografo regio per volere di Carlo di Borbone.
Sostenitore dell'accordo di filologia e filosofia, esaltato da romantici e neoidealisti per lo storicismo e l'estetica fondata sulla valutazione della fantasia come facoltà poetico-conoscitiva, Vico pose alla base della sua speculazione la questione dell'origine del diritto e della società umana che ritenne di poter risolvere interrogando le tradizioni più antiche (poemi omerici, miti greci e latini) intese non come arbitrarie invenzioni ma come espressioni della natura mitico-fantastica dell'umanità primitiva.
È questo il punto di partenza della Scienza nuova, e se il suo pensiero ha le premesse nella cultura primo‑settecentesca, giunge tuttavia a conclusioni estranee allo spirito dei suoi tempi. Estimatore della poesia appassionata e immaginosa delle età eroiche, apprezzò i poemi omerici — nei quali vide l'espressione non di un singolo autore ma di un intero popolo — e la poesia dantesca — ammirata non nelle componenti dottrinali e teologiche ma per il vigore delle passioni, come espressione della rinnovata barbarie medievale (l'errore critico fu enorme, ma ne venne lo stimolo a una nuova lettura dell'opera di Dante).
Fra le sue opere, scritte in una prosa concisa e lapidaria, mirante alle figurazioni maestose e robuste più che alla grazia raffinata, ricordiamo l'Autobiografia (strutturata come la storia interiore del formarsi del suo pensiero), il De universi iuris uno principio et fine uno, il De constantia iurisprudentis, il De antiquissima Italorum sapientia etc.

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